Il paziente

Non mi sono mai ammalato in vita mia. Voglio dire che non ho mai perso un giorno di lavoro per motivi di salute, e l’esperienza di ritrovarmi in un letto d’ospedale mi ha letteralmente sconvolto. Voglio riassumerla così: nella vita di un uomo esistono diverse porzioni di un mondo personale in cui ciascuno può manifestare sentimenti, desideri, pensieri, impulsi in relazione alla situazione circostante, in un ottovolante di manifestazioni comportamentali che è fortemente legato al proprio profilo caratteriale: pacate per chi è pacato, esuberanti per chi è esuberante. In ogni caso, queste frazioni di vita si estendono e trovano luogo nella dimensione esistenziale di ciascuno: nel mio caso una stanza d’ospedale, con finestrella sulle colline di Nesima, obbligato all’immobilità pressoché assoluta a causa del regime terapeutico. Un ottovolante che è diventato automezzo in coda per pagare il pedaggio autostradale, e che mi ha obbligato a esercitare la pazienza, a mordere il freno, a guardare il mondo da un’altra prospettiva. Non ho svenduto il mio temperamento e non ho modificato il dizionario della mia vita, ma ho certamente imparato ad essere più paziente.

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